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Punto nascita di Nottola, Grosseto tra gli ospedali alternativi

11/08/2026

Punto nascita di Nottola, Grosseto tra gli ospedali alternativi

La possibile disattivazione del Punto nascita dell’ospedale di Nottola, nel territorio di Montepulciano, potrebbe avere conseguenze anche sulla rete ospedaliera della Toscana meridionale, con Grosseto indicata tra le possibili destinazioni alternative per le gestanti. Il tema è stato affrontato il 10 agosto durante una conferenza stampa organizzata nell’auditorium dell’ospedale, dopo il parere espresso dal Comitato percorso nascita nazionale sulle richieste di deroga. La struttura ha ottenuto una proroga di dodici mesi, mentre istituzioni locali e Asl Toscana sud est chiedono di salvaguardare il servizio.

Grosseto tra le alternative in caso di chiusura

Secondo quanto evidenziato durante l’incontro, l’eventuale chiusura del Punto nascita costringerebbe una parte delle donne residenti nell’area della Valdichiana e nei territori limitrofi a raggiungere altri ospedali, tra cui quelli di Siena, Arezzo e Grosseto. Un trasferimento che, per diverse località, comporterebbe un significativo aumento dei tempi di percorrenza.

Il sindaco di Montepulciano e presidente della Società della Salute Amiata Senese e Val d’Orcia-Valdichiana Senese, Michele Angiolini, ha richiamato i dati relativi al 2024 analizzati dal Comitato. Secondo quanto riferito, con Nottola chiusa oltre 200 parti avrebbero comportato spostamenti superiori a un’ora per raggiungere uno degli ospedali alternativi, in alcuni casi con tempi di viaggio fino a tre volte maggiori.

La questione riguarda quindi anche l’organizzazione sanitaria dell’area vasta Toscana sud est, nella quale rientra la provincia di Grosseto. Un eventuale aumento degli accessi verso i presidi grossetani dovrebbe essere valutato all’interno della più ampia redistribuzione dei percorsi materno-infantili.

A Nottola cesarei all’8,51% nel 2026

Nel corso della conferenza sono stati presentati anche i dati sull’attività del presidio. Il tasso di parti cesarei, pari al 14,75% nel 2025, è sceso all’8,51% nel 2026. Numeri inferiori alle medie nazionali riportate dal recente rapporto CeDAP, che colloca i cesarei attorno al 30% nelle strutture pubbliche e al 45% in quelle private.

La direttrice dell’ospedale di Nottola, Barbara Bianconi, ha riconosciuto che la struttura non raggiunge la soglia dei 500 parti l’anno prevista dalla normativa, attribuendo il dato alla riduzione della natalità che interessa il territorio e il resto del Paese. Ha però evidenziato il rispetto degli standard di qualità e sicurezza, insieme alla capacità del presidio di centralizzare le gravidanze considerate a rischio o con possibili complicanze per il neonato.

La rete dell’Asl Toscana sud est

L’Asl Toscana sud est ha inoltre richiamato il modello organizzativo costruito tra i diversi ospedali dell’area vasta. I professionisti operano in équipe integrate e possono ruotare tra strutture di primo e secondo livello, mentre i pediatri fanno parte di una rete neonatologica coordinata dalla Terapia intensiva di Arezzo.

A Nottola è stata sviluppata anche un’area interdipartimentale di Cardiologia Pediatrica, collegata con pediatri, cardiologi, specialisti dell’ospedale Meyer e cardiochirurghi di Massa. Un sistema pensato per garantire percorsi coordinati ai neonati con cardiopatie congenite.

Il direttore della UOC Pediatria e Neonatologia ha posto l’attenzione soprattutto sulle distanze: oltre il 50% delle donne che fanno riferimento a Nottola, secondo i dati illustrati, vive in zone montane o caratterizzate da una forte dispersione territoriale. In diversi casi il raggiungimento di un ospedale alternativo richiederebbe più di 60 minuti. La proroga concessa mantiene per ora operativo il Punto nascita, mentre Regione Toscana, amministratori locali e professionisti sanitari proseguono il confronto sul futuro della struttura.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to