San Gimignano, sensori glicemici per i detenuti con diabete
06/10/2026
Il controllo della glicemia per i detenuti con diabete entra in una nuova fase nel carcere di San Gimignano, dove è stato avviato il telemonitoraggio continuo attraverso sensori applicati direttamente all’interno della struttura penitenziaria. Il sistema consente ai diabetologi di seguire a distanza l’andamento dei valori glicemici e di intervenire sulla terapia senza trasferire i pazienti fuori dal carcere per i controlli specialistici.
Dal teleconsulto ai sensori per il monitoraggio continuo
Il progetto di telemedicina dell’Azienda USL Toscana sud est era partito nel 2024 negli istituti penitenziari del territorio aziendale con una prima fase basata sui teleconsulti specialistici da remoto. Il nuovo sviluppo introduce ora l’utilizzo di sensori in grado di rilevare in modo continuativo i livelli di glucosio.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’UOC Salute in Carcere, diretta dal dottor Mateo Ameglio, e l’UOC Diabetologia dell’ospedale Misericordia di Grosseto, guidata dalla dottoressa Loredana Rizzo. L’obiettivo è garantire continuità assistenziale, ridurre gli spostamenti esterni e rendere più tempestivo l’intervento terapeutico.
Nel carcere di San Gimignano, su 319 persone detenute, 30 sono risultate affette da diabete. In due anni sono stati effettuati 67 teleconsulti specialistici attraverso la piattaforma regionale e, secondo quanto riferito dall’azienda sanitaria, nessuno dei pazienti coinvolti ha dovuto essere trasferito all’esterno della struttura per queste visite.
I dati vengono letti a distanza dai diabetologi
Il funzionamento del nuovo sistema prevede che lo specialista prescriva il dispositivo durante la visita a distanza. La Farmacia ospedaliera di riferimento provvede quindi a inviare in carcere i sensori e i relativi lettori hardware.
Per ragioni di sicurezza, i lettori utilizzati sono privi di connessione internet. Il personale sanitario della struttura, formato dai diabetologi, applica il sensore al paziente e rende disponibili i dati necessari al monitoraggio.
I medici possono così analizzare l’andamento della glicemia e adeguare la terapia sulla base dei valori rilevati. Il sistema permette una sorveglianza più continua rispetto ai controlli tradizionali eseguiti in momenti specifici della giornata.
Allarmi anche durante la notte
Un altro elemento riguarda la gestione delle variazioni improvvise della glicemia. I sensori sono dotati di allarmi acustici che possono segnalare situazioni potenzialmente critiche anche nelle ore notturne, consentendo al personale sanitario di intervenire più rapidamente.
Secondo il dottor Ameglio, il nuovo modello permette inoltre di ridurre l’utilizzo e la circolazione all’interno del carcere di aghi e lancette tradizionalmente impiegati per la misurazione della glicemia, con ricadute positive anche sotto il profilo organizzativo e della sicurezza.
Un’équipe tra carcere, diabetologia e farmacia
La gestione del percorso coinvolge medici, infermieri, diabetologi e farmacisti ospedalieri. Alla Farmacia spetta l’invio dei dispositivi, mentre il personale sanitario penitenziario segue l’applicazione dei sensori e l’assistenza quotidiana ai pazienti.
La rete multidisciplinare punta a elaborare in tempi rapidi piani terapeutici personalizzati, evitando i ritardi connessi agli spostamenti e alle procedure necessarie per accompagnare i detenuti nelle strutture sanitarie esterne.
Il progetto sperimentato a San Gimignano rafforza così il ricorso alla telemedicina nella sanità penitenziaria, integrando consulti specialistici e monitoraggio continuo per seguire il diabete direttamente all’interno dell’istituto di pena.
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