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Grosseto, don Franco Cencioni compie 100 anni: doppia festa

15/07/2026

Grosseto, don Franco Cencioni compie 100 anni: doppia festa

Grosseto celebra lunedì 13 luglio 2026 i 100 anni di don Franco Cencioni, sacerdote legato da oltre settantacinque anni alla vita religiosa, culturale e sociale della Maremma. La Diocesi e il Comune hanno organizzato due appuntamenti: alle 18 la Messa di ringraziamento nella Cattedrale di San Lorenzo, presieduta dal vescovo Bernardino, e intorno alle 19 l’omaggio delle istituzioni nella Sala del Consiglio comunale.

La Messa in Cattedrale e l’omaggio del Comune

Durante la celebrazione in Duomo saranno distribuite gratuitamente 150 copie del settimanale diocesano Toscana Oggi, con dodici pagine speciali dedicate alla vita del sacerdote e alle testimonianze delle persone che lo hanno conosciuto. Il programma proseguirà a Palazzo comunale, dove amministratori e rappresentanti della città ripercorreranno le tappe di un’esistenza intrecciata con la storia di Grosseto.

Il vescovo Bernardino ha descritto don Franco come la memoria vivente della Chiesa locale e della terra maremmana, ricordandone la lucidità, la freschezza di spirito e la capacità di mettere il sacerdozio al servizio della crescita spirituale e civile della comunità. Il presule ha inoltre richiamato il carattere diretto del sacerdote e la sua attenzione verso ogni persona, senza esclusioni.

Il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha evidenziato il contributo offerto dal sacerdote dal suo arrivo a Grosseto, nel dicembre 1950. In Cattedrale, nelle scuole, nell’Azione Cattolica e nelle attività rivolte ai giovani, don Franco ha accompagnato generazioni di cittadini. La civica benemerenza ricevuta nel 2019 e la partecipazione alla campagna vaccinale durante la pandemia testimoniano, secondo il primo cittadino, una vita spesa per il bene comune.

Dalla famiglia mineraria all’ordinazione sacerdotale

Franco Cencioni nacque a Boccheggiano il 13 luglio 1926, primo di quattro figli di una famiglia operaia profondamente legata alle miniere delle Colline Metallifere. Il nonno Tranquillo lavorò nelle miniere di rame già nel 1883; il padre Sabatino tornò mutilato dalla Prima guerra mondiale, mentre la madre Adrienne spingeva i pesanti vagoni utilizzati nelle attività minerarie.

Dopo una breve esperienza come apprendista sarto, a dodici anni fu accolto a Tortona da don Luigi Orione. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale lo costrinse a rientrare in Maremma. Il vescovo Paolo Galeazzi riconobbe la sua vocazione e lo accolse nel Seminario di Grosseto, accompagnandolo fino all’ordinazione presbiterale del 23 dicembre 1950, celebrata a Porto Santo Stefano.

I primi incarichi lo portarono subito a confrontarsi con le ferite lasciate dalla guerra. Nel 1951 lavorò al recupero dei documenti dell’Archivio diocesano, danneggiati dai bombardamenti e dall’alluvione del 1944. L’anno seguente, nominato parroco di Marina di Grosseto, avviò la costruzione della chiesa destinata alla comunità locale.

La scuola, i giovani e la vicinanza al mondo dei minatori

Nel 1953 tornò nel capoluogo come viceparroco della Cattedrale, allora unica parrocchia cittadina, dedicandosi alle nuove generazioni e organizzando i primi campeggi estivi al mare. Nel 1954 iniziò una carriera trentennale come insegnante di religione all’Avviamento Commerciale e all’Istituto tecnico industriale, dove i suoi studenti erano affettuosamente chiamati “magroni”.

Il 4 maggio 1954 fu accanto al vescovo Galeazzi durante la tragedia mineraria del pozzo Camorra di Ribolla, nella quale persero la vita 43 lavoratori. La vicinanza alle famiglie operaie segnò profondamente il suo ministero. Da parroco di Giuncarico riuscì a ottenere da Roma un vagone di aiuti alimentari per le famiglie in difficoltà; successivamente fu inviato a Bagno di Gavorrano, dove lavorò per creare legami tra centinaia di nuclei familiari provenienti da diverse regioni italiane.

Il presidente del Consiglio comunale Fausto Turbanti ha ricordato il valore delle testimonianze di don Franco sulla guerra, sulla ricostruzione e sul bombardamento di Grosseto del lunedì di Pasqua del 1943. Attraverso i suoi racconti, la città ha potuto conservare la memoria di eventi che hanno segnato un’intera generazione.

Trentadue anni alla guida della Cattedrale

Nel 1960 papa Giovanni XXIII lo nominò canonico e il vescovo gli affidò la Cattedrale di Grosseto, che don Franco guidò come parroco per 32 anni. Durante l’alluvione del 4 novembre 1966 organizzò i primi soccorsi insieme ai giovani e alle donne del Centro italiano femminile.

La sua attività si estese alla tutela del patrimonio culturale. In collaborazione con il sindaco Renato Pollini sostenne l’accordo che portò all’unificazione del Museo civico e del Museo d’arte sacra, creando le basi dell’attuale Museo archeologico e d’arte della Maremma. Negli anni Settanta promosse una raccolta popolare, attraverso cartoline e piccoli contributi, per costruire a Boccheggiano una casa destinata alle vacanze dei bambini.

Fu assistente generale dell’Azione Cattolica diocesana e, dal 1983, responsabile dell’Unitalsi. Nel maggio 1989 coordinò l’organizzazione della visita di Giovanni Paolo II a Grosseto, accompagnando personalmente il Pontefice nelle diverse tappe del viaggio pastorale.

Dai beni culturali alla civica benemerenza

Nel 1992 venne nominato proposto del Capitolo della Cattedrale e assunse la guida della parrocchia di Principina Terra. Quattro anni più tardi divenne il primo direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici, incarico mantenuto per trent’anni. Nel 1999 ricevette il titolo di Commendatore della Repubblica e nel 2000 celebrò a Roma, con papa Giovanni Paolo II, il cinquantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale.

Nel 2016 la città gli consegnò una targa per i novant’anni; nel 2019 arrivò la Civica Benemerenza del Comune. Durante il primo lockdown del 2020 scelse di trasferirsi temporaneamente in Cattedrale, accanto al vescovo Rodolfo, per continuare a offrire ascolto e sostegno. Nel 2022 prestò il proprio volto alla campagna vaccinale.

L’assessore alla Cultura Luca Agresti ha riconosciuto in don Franco una figura centrale della memoria culturale e civile di Grosseto, capace di utilizzare la cultura come strumento educativo e di contribuire alla conservazione del patrimonio artistico ed ecclesiastico della Diocesi.

Dopo aver celebrato il 23 dicembre 2025 i 75 anni di sacerdozio, don Franco raggiunge ora il secolo di vita. Alla domanda su chi rappresenti oggi Gesù di Nazareth, il sacerdote ha risposto indicando l’immagine dello specchio: un riferimento capace di restituire l’intera vita, con il bene compiuto, gli errori, le gioie e le cadute, attraverso uno sguardo segnato dalla misericordia.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.